RIVELAZIONI DI UN CLOWN

Artistidea e CasaBabilonia presentano Rivelazioni di un Clown

Un retro della maschera parafrasando Boll…

Il lavoro del clown è banalmente un lavoro sul linguaggio e in questo spettacolo di questo si parla e in questo modo si attua.

Il linguaggio corporeo: indispensabile alla comunicazione diretta con il pubblico, che diventa per il clown identità stessa nella pista; il linguaggio del parlato: suoni più o meno disarticolati che forniscono codici che a poco a poco vengono assunti dal pubblico come comuni e coerenti; il linguaggio dell’anima: il messaggio che il clown vuole trasmettere che è in qualche modo la sua “missione interiore” più o meno di valore.

In un processo dialettico la necessità primaria è la presenza di almeno due individui più o meno disponibili al parlare e all’ascoltare.

Così il linguaggio del clown comprende ineluttabilmente un processo nel quale l’entità pubblico-mondo diventa parte e significato del clown stesso, e in tal modo gli consente di formare un linguaggio sensato e coerente. Processo nascosto, non sempre consapevole, a volte maledettamente serio.

Lo spettacolo che presentiamo fornisce il percorso che un clown fa nella propria carriera e nella vita per arrivare a riscoprire il senso profondo del proprio lavoro. Lavoro che decide finalmente di condividere con un pubblico che attende in ospedale, luogo per definizione negazione del sorriso e dell’allegria.

Una riscoperta della forza del proprio linguaggio e della possibilità di estensione dello stesso. In ciò ovviamente pesa l’esperienza personale e lavorativa di chi questo spettacolo ha realizzato, ma questa deve rimanere, come è rispettoso ed educato che sia, di assoluto sfondo, senza pretendere nulla rispetto a una comprensione sociale di tematiche che sono molto complesse da trattare e che non è il caso di discutere né di sfruttare in uno spettacolo. Più importante, a nostro avviso, rendere visibile un percorso di redenzione degli intenti che qualunque spettatore può riconoscere proprio.

…In una camera d’albergo un clown attende una telefonata. Un nuovo lavoro e una nuova partenza lontani dall’ennesimo fallimento d’amore. Una attesa che si trasforma in viaggio all’interno della propria vita fino ad allora solo sfiorata. Una confessione breve ed intensa, sospesa tra comico e tragico, che diventa atto d’accusa e redenzione… In questo adattamento convivono testi profondamente diversi ma uniti da un forte legame: la verità. Nel testo di Böll (Opinioni di un clown) l’analisi del rapporto tra artista e circostante (critici, famiglia, amore, amici) è costante ed evidenzia un legame in teoria impossibile perché macchiato da un vizio: il clown ama ciò che tenta continuamente di distruggerlo: il pubblico. Ecco che allora le giornate passate in camere d’albergo di quarto ordine, gli stenti della fame, la ricerca i pochi spiccioli per procurarsi qualche attimo di finzione del riposo serale diventano evidenze dell’inesplicabile movimento di una scelta.

Nei testi di Paolo D’Isanto l’impegno sociale, l’urlo incondizionato rispetto alle storture, al perbenismo dannoso, la difesa a oltranza del bambino e dei suoi diritti al gioco, alla famiglia, alla vita serena si accompagnano alle considerazioni sulla stanchezza dell’affrontare ogni giorno, nel quotidiano, la tentazione delle mediazioni, del compromesso. I due testi trovano così un punto d’incontro, necessario per analizzare il percorso che può condurre un clown a decidere di realizzare sé stesso incontrando la vera sofferenza, non mediata, all’interno degli ospedali. Mettendo a disposizione la sua arte, i suoi sorrisi e la sua anima all’interno di stanze bianche piuttosto che su palcoscenici e indossando mascherine al posto di nasi di spugna. In fondo una storia d’amore in bilico tra comico e tragico che svolge in pochi minuti davanti al pubblico una vita intera e la offre catarticamente all’occhio del pubblico tanto amato.

Rivelazioni di un Clown Un retro della maschera parafrasando Boll…

…Riesco molto bene a rappresentare l'elemento lirico nell'esistenza infantile; nella vita di un bambino il banale ha una sua grandezza, é estraneo, fuori dell'ordine, sempre tragico... Heinrich Boll

con Paolo D’Isanto e Mario Rinaldoni testi di Paolo D’Isanto e Heinrich Böll - fotografie di Pierpaolo Redondo e Luciano Calvani - adattamento e regia Mario Rinaldoni Uno spettacolo per due attori e clowns. Il testo è frutto di una attenta elaborazione di brani tratti da le “Opinioni di un clown” di Heinrich Boll e da scritti di Paolo D’Isanto. Durata 1 ora circa

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In questo adattamento convivono testi profondamente diversi ma uniti da un forte legame: la verità.

Nel testo di Böll (Opinioni di un clown) l’analisi del rapporto tra artista e circostante (critici, famiglia, amore, amici) è costante ed evidenzia un legame in teoria impossibile perché macchiato da un vizio: il clown ama ciò che tenta continuamente di distruggerlo: il pubblico.

Ecco che allora le giornate passate in camere d’albergo di quarto ordine, gli stenti della fame, la ricerca i pochi spiccioli per procurarsi qualche attimo di finzione del riposo serale diventano evidenze dell’inesplicabile movimento di una scelta.

Nei testi di Paolo D’Isanto l’impegno sociale, l’urlo incondizionato rispetto alle storture, al perbenismo dannoso, la difesa a oltranza del bambino e dei suoi diritti al gioco, alla famiglia, alla vita serena si accompagnano alle considerazioni sulla stanchezza dell’affrontare ogni giorno, nel quotidiano, la tentazione delle mediazioni, del compromesso.

I due testi trovano così un punto d’incontro, necessario per analizzare il percorso che può condurre un clown a decidere di realizzare sé stesso incontrando la vera sofferenza, non mediata, all’interno degli ospedali. Mettendo a disposizione la sua arte, i suoi sorrisi e la sua anima all’interno di stanze bianche piuttosto che su palcoscenici e indossando mascherine al posto di nasi di spugna.

In fondo una storia d’amore in bilico tra comico e tragico che svolge in pochi minuti davanti al pubblico una vita intera e la offre catarticamente all’occhio del pubblico tanto amato.

SPAZIO SCENICO:  palcoscenico all’italiana o pedana.  

Misure minime richieste: altezza minimo metri 4, larghezza metri 6, profondità metri 6 , KW impegnati 15 .

ESIGENZE: presa di corrente sul palco, altezza minima del palco dalla platea 20 cm,  scaletta di collegamento tra palco e platea. 

Quadratura nera- scala per puntamenti –

impianto audio: cd e casse-mixer

impianto luci:mixer /min 15 fari da 1kw -un elettricista del teatro- 

tempo di allestimento: montaggio 4 ore/smontaggio 2 ore

 

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